Mollati gli ormeggi.
La sveglia avrebbe dovuto avvisarmi che la sesta ora del mattino si era compiuta. Ma io avvisai la sveglia che non avevo abbastanza pazienza per attendere le sei: mi ero svegliato alle 5:16. Per almeno un quarto d’ora rimasi a prendere coscienza e a controllare di star bene, ovviamente le mie ansie si concretizzarono in un lieve mal di collo e nausea simil-influenzale (dubbio: Michele mi aveva contaggiato?). Preparai due bagagli: una valigia con dentro i vestiti e uno zaino con il diario di bordo, le batterie ricaricabili i vari trasformatori il cell d’emergenza e il lettore cd assieme a quello mp3. Nello zaino finirono anche le ciabatte assieme alla borsa da bagno e un bottiglione di shampoo. Un peso non indifferente insomma. Saccheggiai un paio di bottiglie di Uliveto dalla scorta personale di famiglia e piazzai un paio di scarpe da ginnastica più un paio di scarponi da trekking dietro il sedile del passeggero, ai piedi le scarpe piu’ comode che possedessi. Partii con 300 euro piu’ il bancomat per la benzina. Quando fui certo di aver preso e caricato tutto andai da mio padre e lo svegliai per salutarlo, lui mi salutò ehm.. dandomi dello scemo confermando che lo avrei fatto stare in pensiero. Mia madre si svegliò di soprassalto e mi guardò strabuzzando gli occhi, non parve realizzare che me ne stessi realmente andando, si girò dall’altro lato e continuò a dormire. Scrissi un biglietto che lasciai sotto il cuscino: “Grazie per avermi dato anche questa opportunità, siete i genitori migliori che un figlio possa desiderare.” Dato che al momento pensavo quello che scrissi non mi accusai di paraculaggine e partii tranquillo alle 6:01. Azzerai il contachilometri e dopo averne percorsi appena 10 la nebbia padana mi abbracciò. Si vedeva pochissimo, cominciai a vacillare pensando che se fossi tornato indietro non avrei potuto più ripartire. Alle 7:04 al casello di Reggio Emilia la nebbia si diradò e mi unii agli altri globuli rossi lungo l’arteria asfaltata in direzione Bologna. Radio Deejay mandava “Sei Sveglio?” con Nicola Vitiello e i caselli passarono abbastanza veloci. La luce aumentò progressivamente ma sempre dietro una coltre di nubi e qualche goccia di pioggia, l’umore fu buono al pari del traffico finchè non raggiunsi il tratto appenninico. Radio Deejay mi aveva lasciato orfano nelle mani di ISORADIO qualche decina di chilometri prima, e lo sconforto si era tramutato in inquietudine quando la strada era diventata a 1 corsia con buche grosse come teglie di pizza. Guidai con prudenza evitando i crateri più grossi mentre nella direzione opposta il traffico si fece intenso, il che si tradusse in una coda qualche chilometro piu’ avanti. Li guardai pensando che avrei potuto esserci io in coda e che nonostante la nebbia e la pioggia tutto sommato mi stesse andando bene. Isoradio decise di sorprendermi passando le canzoni che di solito ascolto su Radio Deejay, e questo mi rilassò finche’ uscito da una galleria vicino a Roncobilaccio il sole apparve in uno splendido cielo azzurro! Guardai l’ora, erano le 8:00 precise, sembrò che la nostra stella avesse voluto timbrare in orario. Ero talmente felice di avere un po’ di luce che urlai CIAO SOLEEE! e mi fermai in una piazzola di sosta per fotografare il paesaggio. Evidentemente il sole doveva fare altri giri perche’ dopo un’altra galleria il tempo ritornò brutto. Superai Firenze e finalmente alle 9:02 fui al casello di Arezzo dove mi chiesero 12.10 € quando io mi sarei aspettato di pagarne il doppio! La città dista una decina di chilometri dal casello e arrivato nell’urbe chiamai Pina, lei era ancora in pigiama quindi ci dettimo appuntamento per le 10:30 davanti alle poste centrali. Decisi di parcheggiare in un parcheggio ad ore cosi’ da avere il tempo di incontrare Pina e girare. Ovviamente calcolai male la grandezza della Yaris e quella del parcheggio e sfregiai la punta esterna destra della mia amata macchina. Non sapendo con chi prendermela non me la presi affatto. Infilai il mio pesante zaino e comincio a camminare per Arezzo. La prima banca che incontrai fu la filiale della mia Banca! In cielo le nuvole passavano veloci lasciando spazio a una bella giornata, le strade erano semideserte e mi inerpicai su per il centro storico. Avrei dovuto procurarmi una mappa o non sarei riuscito a concludere niente. Mentre vagabondavo seguendo le indicazioni per gli uffici informazioni sbucai nella piazza del Duomo con il Municipio. La visuale di questi edifici fu una giusta ricompensa dopo una discreta salita. Fuori dal Municipio campeggiava il cartellone della mostra di Pina (Grande!), una volta infilatomi in un ufficio mi feci indicare dove fosse l’ufficio informazioni turistiche. Lo trovai subito, al banco c’erano un ragazzo e una ragazza. Lei, Chiara mi spiegò cosa ci fosse da vedere e mi indicò anche il palazzo delle Poste (Deo Gratias). Feci razzia di quante piu’ informazioni e depliants possibili e ottenni alfine una MAPPA! Il mio spirito di ex boy-scout fu appagato e potei finalmente incontrare Pina. Il palazzo delle poste era un edificio di media grandezza con dinanzi un parcheggio ricolmo di auto. Mi sedetti e ne approfittai per scrivere il diario di bordo. A un certo punto il cellulare si mise a squillare…era Pina, ed si trovava dietro di me solo che non mi aveva visto. Ci salutammo come se fossero passati solo pochi mesi dall’ultima -e unica- volta che ci eravamo incontrati. Invece erano passati sette anni. SETTE! Riapparirono nella mente i ricordi di quel viaggio da Salerno a Parma, in piedi nella carrozza d’estate con il caldo e il sovraffollamento. Poi le lettere scritte a mano prima dell’avvento delle email. Sette anni. Le feci un breve riassunto davanti a una colazione nel Bar “La Vita e’ Bella” nella piazza davanti alla chiesa di S. Francesco. Ovviamente le parlai anche e sopratutto della situazione sentimentale in cui mi ero ritrovato e di cui fatico a farmi una ragione. Vasco avrebbe detto “E io continuo a parlare di te, e chissà poi perchè“. Arezzo aveva una fragranza di arte e di camini accesi, sarà che ci hanno girato il film di Benigni o sarà l’aver incontrato una pittrice, ma sembrò che l’arte avesse voluto accompagnarmi. Pina mi espose la sua teoria e io non potei far altro che metterla tra le ipotesi che fin’ora avevo e ho collezionato. Si fece ora di pranzo, lei avrebbe dovuto assistere il nipote di 15 mesi e si sarebbe liberata nel pomeriggio, a quel punto mi congedai. A Pina dispiacque ma io le dissi di non preoccuparsi perche’ avevo visto che Arezzo non era poi cosi’ lontana e che entro le prossime 3 settimane avrei fatto ritorno. E questa era una promessa. Mentre mi avviavo alla macchina ricevetti un messaggio di Fiamma la quale mi chiese se avevo in programma di fermarmi a Valmontone così avremmo potuto conoscerci dopo anni di mail. Pensai che si poteva fare.. ma intanto un altro casello mi attendeva, ritornai insieme agli altri globuli rossi nell’arteria asfaltata, erano le 12:08 e i Tre Zozzoni su Radio Deejay avevano inaugurato il cacca day. Prossima tappa: Orvieto.
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10:27:07