Wednesday, March 8, 2006

Etruria regione Umbria

Il paesaggio dalla Toscana all’ Umbria diventò più florido di piante e colline. Giunsi al casello di Orvieto all’ ora di pranzo e lo stomaco reclamò la sua gabella. La città era distante qualche chilometro e scorsi l’insegna di un cimitero di guerra. Pensai che non ne avevo mai visto uno e se possibile mi ci sarei fermato finita la visita alla città. Orvieto si erge con le sue case a strapiombo senza balconi su un’altura che cominciai a risalire in auto. La vescica decise di firmare un accordo con lo stomaco ed entrambi cominciarono a reclamare odiosi diritti sindacali. Mi fermai in uno spiazzo a metà della salita verso la città, c’erano un Bar e una Necropoli. Entrai nel Bar e vidi le foto di panini maestosi, vestigia della migliore non-dieta mediterranea. Ne ordinai uno, allettato anche dal prezzo di 3,50 €. Ottenni il diritto al bagno e mi venero consegnate le chiavi per recarmi a firmare il contratto con Sig.ra vescica. Di nuovo nel Bar gli avventori si scambiavano pareri sulle previsioni meteo che mettevano neve, effettivamente il cielo era plumbeo ma non lasciava cadere niente su questa terra. Mi venne servito un panino ENORME con tanto di antipasto di bruschette. Era una vera opera d’arte e l’appagamento dell’occhio venne supportato da quello del palato. Chiesi alla barista il suo nome perche’ la consideravo una collega, un’artista. Conosciuto il nome chiesi a Rita se valesse la pena di visitare la necropoli e se sarebbe stato il rischio di infangarsi dato che era tutto bagnato. Lei mi spiegò che non era malaccio e che avrebbe dovuto essere a posto per camminarci - il tutto mi venne detto con l’accento che tanto viene preso in giro in televisione- . Mentre consumavo il panino gigante entrò un signore e ordinò un chinotto, poi si mise a parlare al cellulare in inglese. Sembrava che gli servisse un interprete. Mi sentii come Granpasso nella locanda del Puledro Impennato, “ecco l’hobbit che ha bisogno dei miei servigi” pensai. Ma il mio spirito mercenario non prese il sopravvento: non ero in viaggio per raccattare contratti. Salutai Rita ed eccomi nella necropoli. Aprii una porta con dentro delle persone, non c’erano biglietterie e dissi solo “Scusate, non ho capito come funziona per la necropoli” “Vai lungo il sentiero”. Ringraziai ma mentre camminavo un simpatico signore mi rincorse e disse con un sorriso, “Scusa ci abbiamo ripensato”. Insomma avevo aggirato i bigliettari, pagai il mio 1,50€ e mi venne aperto appositamente il museo con le spiegazioni degli scavi. La necropoli è sotto a una parete dove si erge la città, le tombe sono conservate in buono stato, il muschio colora tutto di verde e l’ambientazione ricorda molto una scena da Signore degli Anelli. Si udiva solo il vento e mi sentii un pò Indiana Jones nel girare da una tomba all’altra con il legno umido e le gocce che cadevano nelle pozze. Le iscrizioni in etrusco erano ancora visibili e conferirono al tutto una nota di mistero affascinante. Lasciai la necropoli e giunsi in città. La piazza al solito era deserta, pertanto decisi di fare qualche foto dalla funicolare. Nel gabbiotto stava una signora, le chiesi se sarebbe valsa la pena di fare un giro per scattare delle foto e lei mi disse di no (andando contro gli interessi dell’azienda per cui lavorava) la ringraziai di cuore e visitai i giardini pubblici. La vista dai giardini era mozzafiato, fui felice di essermi fermato in quei luoghi, trovai anche un albero in memoria di Carlo Giuliani ucciso a Genova durante il G8. Era la prima volta che vedevo qualcosa in sua memoria. Iniziai a salire direzione duomo…il freddo esterno contrastava con il caldo dei miei vestiti, ma come mi era venuto in mente di andarci a piedi! Ma ecco che apparve. Enorme. Vidi le pareti bicrome e pensai che fosse troppo grande per essere un duomo. Riconobbi l’idioma inglese e chiesi a due turisti cosa valesse la pena di vedere in citta’, loro mi consigliarono la cattedrale, “già quella basta e avanza”. E avevano ragione. La cattedrale era mozzafiato. Peccato che fosse vietato fotografare e doppio peccato che le luci fossero spente. Ma ovviamente la mia buona stella ci pensò su e qualcuno accese le luci lasciandomi basito ad ammirare tale spettacolo. Uscii, il tempo mi scivolava addosso e in serata contavo di essere a Salerno. Saccheggiai l’ ufficio informazioni dove una bella ragazza di nome Tiziana mi disse di visitare l’ Orvieto medievale o i frantoi ipogei. Uscii e lessi MUSEO. Entrai convinto di trovarvi reperti etruschi e archeologici ma feci male i calcoli, mi trovai sì in un museo, ma in uno di arte moderna. Ci trovai esposte opere a carboncino e bronzi, ma non dicendomi niente di che uscii dopo pochissimo sotto gli occhi meravigliati delle donne della biglietteria. Trovai il mueso archeologico nazionale, quello vero stavolta ed fu tutta un’altra storia. Il museo custodiva moltissimi reperti tra cui utensili vari e armature nonche’ gioielli di pregievole fattura. Il Sig. Luciano mi mostrò anche gli affreschi di due tombe che aprì appositamente per me. Che fortuna! Ringraziai i dipendenti per il loro lavoro e mi diressi verso la Orvieto medievale. La mia attenzione cadde su una torre con un orologio. Entrai per chiedere il costo del biglietto e se si potessero fare delle foto da sopra la torre. Salutai con il palmo alzato il signore presente il quale mi chiese se fosse un saluto fascista. Percepii che la mia risposta avrebbe influenzato il trattamento che mi sarebbe stato offerto. Risposi che no non si trattava assolutamente di saluto fascista ma che anzi significava che la mia mano era disarmata e che giungevo in pace. Lui mi risponde che ciò era male perche’ come diceva Eduardo “bisogna essere sempre armati contro l’ipocrisia”. Credetti che questa persona avrebbe potuto offrirmi e insegnarmi qualcosa cosi’ iniziai la salita della torre e rimandai a dopo una chiacchierata. Dopo un po’ andai in debito d’ossigeno e alla fine sbucai in cima alla torre. La vista era incredibile!! Poi partì la campana alle mie spalle e il cuore mi si fermò, confermandomi che avevo perso almeno 2 anni di vita. Scesi e notai i contrappesi che servivano per bilanciare la torre. Mi presentai al signore di prima, Angelo e parlammo sopratutto di politica. Mi telefonò Alexandro e purtroppo lo dovetti liquidare per continuare a parlare con la persona che avevo appena conosciuto. Si discusse di varie analogie con la politica americana e quella italiana e il casino che stava succedendo alla costituzione. Lui fu una sorpresa continua sopratutto per le citazioni che fu capace di elencare. La cosa che odiava di più era l’ipocrisia e fui d’accordo. La chiacchierata si protrasse ma per me venne il tempo di rimettermi in viaggio. La città avrebbe meritato almeno un giorno intero per essere visitata ma a Salerno mi attendevano. Salutai Angelo e finii con una sua foto la memoria della macchina fotografica. Feci il pieno e mi ritrovai con gli altri globuli rossi in direzione Sud. A quel punto la stanchezza cominciava a farsi sentire, il traffico diventava più intenso e verso Napoli incontrai il buio e poi la pioggia. Vicino a Nocera fui indeciso se fermarmi a salutare un attimo Zia Franca & Co. o se semplicemente avvisarli che fossi lungo l’autostrada vicino al loro palazzo e suonare il clacson una volta raggiunto quel punto. Optai per la seconda opzione, mi rispose Sofia la quale era influenzata o perlomeno ne aveva tutti i sintomi. Raggiunsi infine Salerno sotto un acquazzone tremendo. Ero stanchissimo, avevo fatto 741 Km e volevo solo farmi una doccia. Bussai a casa Manzi e c’era solo Manuela -nonostante fossero le 20…- niente avrei dovuto prendere i bagagli da solo sotto l’acqua. Portai in casa le mie fradice chiappe e comparve zia che mi accolse con gioia. Anche io ero contento di essere a Salerno dopo tanti mesi e di esserci arrivato da solo, in macchina oltretutto. Raccontai il perche’ della mia decisione di partire e la reazione dei miei. E per la seconda volta nella giornata parlai di colei che mi ha accartocciato il cuore. Arrivarono in casa anche Francesco e Nico e facemmo 4 chiacchiere mentre consumai l’abbondante pasto non senza aver prima assicurato il mondo sul mio stato di salute. Mi vennero serviti pasta, mozzarelle, pomodori, tutto squisito. Iacopo assurto a mio biografo ufficiale mi chiamò e fece conoscenza di mia zia Rosetta la quale mi consigliò di fermarmi per carnevale. Non sapevo che fare, ero dubbioso, avrei già dovuto stravolgere il mio viaggio concedendomi agli ozii dai parenti? Volevo solo farmi una doccia al momento ma non era possibile…il tecnico era venuto in giornata e la doccia sarebbe stata fruibile solo l’indomani. Decisi allora di darmi una rinfrescata a pezzi e mostrai a zia le foto della giornata. Si fecero le 23, alle 8 avrei dovuto pagare il parcheggio. Chiesi di essere svegliato alle 6, augurai buonanotte a tutti e sprofondai in un sonno pesante.
Posted by StefsTM in 09:30:32
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