Sunday, March 19, 2006

Benvenuti

Che siate capitati su questo blog per caso o di vostra spontanea volontà, lasciate che vi dia il benvenuto. Versocaposud.blog.com raccoglie in diversi post tutto ciò che mi è capitato durante un viaggio da me intrapresto dal 27 Febbraio al 6 Marzo 2006. Nella cartina sottostante sono indicate le varie tappe del mio viaggio.

Sentitevi liberi di lasciare commenti o di dare un’occhiata al fotoblog di 1054 immagini.
Qualunque sia il vostro viaggio in questo momento io vi auguro buona fortuna.

Posted by StefsTM in 18:24:32 | Permalink | Comments (8)

Tuesday, March 14, 2006

Le idee migliori nascono per caso, senza pensarci.

Mi immagino uno che cammina in un campo di girasoli, e che non riesce a vedere il sole perche’ i fiori sono troppo alti. Ecco io mi sentivo piu’ o meno cosi’ prima che l’idea di partire mi scoppiasse nella testa. Isabella mi aveva proposto un viaggio sul Mar Rosso post esami, ma l’onerevole ex ministro Calderoli ha rovinato i piani di centinaia di italiani rendendo di fatto meno sicuri gli spostamenti nei paesi di lingua araba. Orfano di tale progetto, non credevo di partire, sopratutto perche’ i tempi cominciavano a diventare difficili da conciliare. La pausa tra I semestre e II semestre era agli sgoccioli e ci sarebbe stata la presentazione dei corsi senza lezioni. Il Carnevale si manifestava qua e là nel mondo e io venivo punzecchiato da vecchi ricordi capaci di farmi sospirare. Sabato 25 Febbraio era un giorno veramente come gli altri. Ma poi in bagno la mia mente ha cominciato a prudere e ad agitarsi, concretizzando una parola: “Partire”. Il dialogo tra me e me fu abbastanza rapido:

- Parti.
- Eh? Ma dove vado…
- Ovunque.
- Estero? Italia? Treno? Macchina?
- Ma finiscila! Prendi e vai!
- Uhm.. forse potrei… ma sì vado.
- Bravo.

Dovevo andare verso Sud. Vecchio progetto, concepito per 2. Sarei partito subito, o quanto prima, ma non alla chetichella, era mio dovere avvertire i miei e chi sarei andato a visitare. Come la presero i miei…. beh ve lo lascio immaginare. Cercate di mettervi nei loro panni: Genitori di un unico figlio maschio, in fase di riabilitazione sentimentale, con al massimo 400Km di autostrada in un giorno (Andata e Ritorno)… Insomma ci provarono. Temi principali dell’arringa furono: La pericolosità delle autostrade italiane, La mia carriera accademica, La mia posizione di distacco dal loro lavoro, Il fatto di essere poco sano di mente, Il rischio dei viaggi in solitaria, Lo stato di efficienza dell’auto, Il denaro che avrei sprecato. Da parte mia avevo poche carte da giocare, la prima che giocai fu la voglia di vedere l’Italia e di conoscere quei luoghi a me sconosciuti ma mi fu polverizzata con un -ma fai un viaggio all’estero!- . Il secondo asso fu il mio affermare che avevo bene o male quasi 15 giorni, ma la mia affermazione venne travisata e interpretata come “starò via 15 giorni” generando l’ira paterna e materna. Mi rimanevano due Jolly, ma ero in inferiorità numerica… Il primo lo piazzai a bruciapelo sostenendo che sarei stato comunque vicino ai parenti se qualcosa fosse andato storto. Il secondo Jolly poteva decretare la mia sconfitta con conseguente “fuga” illegale dalla Domus Pertosae. Me lo giocai con astuzia dichiarando che se ci pensavano un momento loro da giovani avevano girato più di me e ne avevano passate tante. La stoccata andò a segno ma l’effetto fu impercettibile, come un battito di ciglia poi riprese la discussione con scuotimenti di testa e rosari di “mah” e “sei pazzo”… Effettivamente dovevo pensare alle loro motivazioni e argomentazioni, cosi’ mi riservai il diritto di decidere e di farglielo sapere. Nel pomeriggio alcuni dubbi mi assalirono, tra cui il dove sarei andato, il fattore meteo che in inverno regala freddo e vento e gratta via il buon umore di un giovane uomo meteopatico. Ne parlai con amici fidati. E poi mi rimisi a pensare. Stavo mentendo a me stesso, io avevo gia’ deciso al mattino. Contattai telefonicamente i parenti a Salerno e a Taranto avvertendoli della mia calata in compagnia del mio destriero. Venne la sera e poi la notte, lunedì sarei partito ma intanto dovevo manifestare la mia decisione. Il mattino avrebbe incassato la mia scelta.

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Wednesday, March 8, 2006

Rien Ne Vas Plus

Dormire fu dura. I miei pensieri continuavano a danzare proiettandomi addosso sogni e speranze su un telone di dubbi e preoccupazioni. Mi svegliai e dissi a mia madre che lunedì mattina sarei partito. La giornata era splendida e controllai le previsioni meteo: brutto ovunque. Avrei dovuto avvertire di questa mia iniziativa conoscenti e amici? Mi risposi di sì e mandai ad ognuno la medesima email:

Il Viaggio, Chi si ferma….deve fare pipì.

Amici,
questa email e’ identica per tutti voi. Sto per partire, e spero che avro’ la benedizione metereologica. La voglia di viaggiare, di scoprire e conoscere che era tanto cara a Dante per far fare la fine del sorcio a “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza” Ulisse, mi ha preso in ostaggio. Ieri mattina, quella che Enzo Baldoni descriveva come una malattia, mi ha contagiato all’improvviso, cogliendomi alla sprovvista mentre ero in bagno. La voglia di partire! Ora voi starete pensando che e’ facile prendere e partire… Forse lo sara’ per voi ma non lo e’ per me. Io sono sempre stato abbastanza metodico nelle scelte: bisognava ponderare ponderare e ancora ponderare, cercare di valutare il budjet, il tempo di viaggio, le variabili metereologiche, il traffico, gli eventi…. e alla fine rimanevo dov’ero. Non ho viaggiato moltissimo negli ultimi anni, prevalentemente brevi spostamenti che comunque mantenevano vivo il virus. Quest’avventura che sto per intraprendere l’avevo pensata per questo periodo, e originariamente doveva essere condivisa con un’altra persona per celebrare un anniversario che non e’ mai arrivato. La mia filosofia di vita mi fa vedere l’esistenza come un viaggio, quindi se in questo momento devo viaggiare in solitaria come Giovanni Soldini negli oceani..così sia. Approfitto di questo periodo di transizione tra I e II semestre universitario per prendermi 10 giorni e viaggiare come non avevo mai fatto prima. Attraversero’ Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo, Marche e se possibile saliro’ fino in Veneto. Fino ad ora la distanza totale da me percorsa in macchina in un giorno sono stati quasi 400 chilometri. Senza fretta mi fermero’ per visitare le bellezze di un Paese che non ho mai scoperto abbastanza. L’unica catena che mi limita e’ la rete Autostradale, non mi allontanero’ mai troppo dai caselli. Non ho idea di cosa mi aspetti, di cosa vedro’ e di chi incontrero’, intanto portero’ voi nel cuore e nella mente, cosi’ riuscirò a non sentirmi solo quando la macchina fotografica, la radio o i cd non saranno abbastanza per tenermi compagnia. Conto di percorrere piu’ di 2400 chilometri e saranno rare le occasioni per me di connettermi a internet. E’ possibile che il mio cellulare si scarichi nel tragitto, o che non possa rispondere perche’ sto guidando: voi scrivetemi pure le mail, o gli sms o chiamatemi, cerchero’ di rispondere o di richiamarvi. Insomma una mail che doveva solamente avvertirvi che non ci saro’ per qualche giorno e che avrebbe dovuto comunicarvi il mio dispiacere nel non poter rispondere celermente come e’ mio costume, si e’ trasformata in un papiro. Come ho scritto una volta: “Siamo uomini di sabbia che corrono controvento.”

Vi abbraccio tutti.

Aloha!

A Pranzo palesai anche a mio padre la mia decisione. Di rimando mi disse che non lo avrei fatto star tranquillo, mia madre invece si alterò non poco. Nel pomeriggio incontrai Mattia il quale mi accompagnò in giro a dare o ridare prestiti, tra cui il libro di Troisi “Il mondo intero proprio” ad Antonella e Fabio - il quale ne approfittò per invitarmi la sera stessa- e i cd di Alice a Michele con una versione stampata della mail. Ottenute le benedizioni del mio fratello maggiore e congedato Mattia apparve sulla soglia Andrea il quale mi seguì nel cercare di capire dove andare e cosa vedere. Insomma, nessuno pensava che il mio fosse un progetto stupido o inutile o uno spreco di denaro. Salutato anche Andrea andai come da programma da Fabio, e lì conobbi il babbo di Antonella e la collaboratrice marocchina che aiutava i miei amici all’agriturismo. Poi successe qualcosa di incredibile. Con un passivo degno della miglior schiappa del peso di 1 vittoria contro almeno 35 sconfitte, forse galvanizzato dall’imminente viaggio battei Fabio 2 volte consecutive. Per il campione in carica fu un vero shock. Mi venne ricordato che a una grande fortuna segue sempre una grande sfiga, ma ovviamente io gia’ viaggiavo a due palmi dal suolo. Ottenute ulteriori benedizioni tornai a casa dove mia madre stava seguendo la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali a Torino. La tensione non era tanta ma era abbastanza per essere percepita. Di mio non dissi nulla che avrebbe potuto far esplodere la mia progenitrice. Mi venne in mente il film Sideways che avevo visto qualche sera prima, forse il mio inconscio era stato contagiato dal messaggio del film? Beh non avevo voglia di vino e non dovevo sposarmi pero’ ero in macero sentimentale per una donna. Questi pensieri mi accompagnarono tra le braccia di Morfeo, verso quella che sarebbe stata una fredda notte tormentata dai pensieri di un viaggiatore inquieto che non ha idea di cosa lo attende.

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Mollati gli ormeggi.

La sveglia avrebbe dovuto avvisarmi che la sesta ora del mattino si era compiuta. Ma io avvisai la sveglia che non avevo abbastanza pazienza per attendere le sei: mi ero svegliato alle 5:16. Per almeno un quarto d’ora rimasi a prendere coscienza e a controllare di star bene, ovviamente le mie ansie si concretizzarono in un lieve mal di collo e nausea simil-influenzale (dubbio: Michele mi aveva contaggiato?). Preparai due bagagli: una valigia con dentro i vestiti e uno zaino con il diario di bordo, le batterie ricaricabili i vari trasformatori il cell d’emergenza e il lettore cd assieme a quello mp3. Nello zaino finirono anche le ciabatte assieme alla borsa da bagno e un bottiglione di shampoo. Un peso non indifferente insomma. Saccheggiai un paio di bottiglie di Uliveto dalla scorta personale di famiglia e piazzai un paio di scarpe da ginnastica più un paio di scarponi da trekking dietro il sedile del passeggero, ai piedi le scarpe piu’ comode che possedessi. Partii con 300 euro piu’ il bancomat per la benzina. Quando fui certo di aver preso e caricato tutto andai da mio padre e lo svegliai per salutarlo, lui mi salutò ehm.. dandomi dello scemo confermando che lo avrei fatto stare in pensiero. Mia madre si svegliò di soprassalto e mi guardò strabuzzando gli occhi, non parve realizzare che me ne stessi realmente andando, si girò dall’altro lato e continuò a dormire. Scrissi un biglietto che lasciai sotto il cuscino: “Grazie per avermi dato anche questa opportunità, siete i genitori migliori che un figlio possa desiderare.” Dato che al momento pensavo quello che scrissi non mi accusai di paraculaggine e partii tranquillo alle 6:01. Azzerai il contachilometri e dopo averne percorsi appena 10 la nebbia padana mi abbracciò. Si vedeva pochissimo, cominciai a vacillare pensando che se fossi tornato indietro non avrei potuto più ripartire. Alle 7:04 al casello di Reggio Emilia la nebbia si diradò e mi unii agli altri globuli rossi lungo l’arteria asfaltata in direzione Bologna. Radio Deejay mandava “Sei Sveglio?” con Nicola Vitiello e i caselli passarono abbastanza veloci. La luce aumentò progressivamente ma sempre dietro una coltre di nubi e qualche goccia di pioggia, l’umore fu buono al pari del traffico finchè non raggiunsi il tratto appenninico. Radio Deejay mi aveva lasciato orfano nelle mani di ISORADIO qualche decina di chilometri prima, e lo sconforto si era tramutato in inquietudine quando la strada era diventata a 1 corsia con buche grosse come teglie di pizza. Guidai con prudenza evitando i crateri più grossi mentre nella direzione opposta il traffico si fece intenso, il che si tradusse in una coda qualche chilometro piu’ avanti. Li guardai pensando che avrei potuto esserci io in coda e che nonostante la nebbia e la pioggia tutto sommato mi stesse andando bene. Isoradio decise di sorprendermi passando le canzoni che di solito ascolto su Radio Deejay, e questo mi rilassò finche’ uscito da una galleria vicino a Roncobilaccio il sole apparve in uno splendido cielo azzurro! Guardai l’ora, erano le 8:00 precise, sembrò che la nostra stella avesse voluto timbrare in orario. Ero talmente felice di avere un po’ di luce che urlai CIAO SOLEEE! e mi fermai in una piazzola di sosta per fotografare il paesaggio. Evidentemente il sole doveva fare altri giri perche’ dopo un’altra galleria il tempo ritornò brutto. Superai Firenze e finalmente alle 9:02 fui al casello di Arezzo dove mi chiesero 12.10 € quando io mi sarei aspettato di pagarne il doppio! La città dista una decina di chilometri dal casello e arrivato nell’urbe chiamai Pina, lei era ancora in pigiama quindi ci dettimo appuntamento per le 10:30 davanti alle poste centrali. Decisi di parcheggiare in un parcheggio ad ore cosi’ da avere il tempo di incontrare Pina e girare. Ovviamente calcolai male la grandezza della Yaris e quella del parcheggio e sfregiai la punta esterna destra della mia amata macchina. Non sapendo con chi prendermela non me la presi affatto. Infilai il mio pesante zaino e comincio a camminare per Arezzo. La prima banca che incontrai fu la filiale della mia Banca! In cielo le nuvole passavano veloci lasciando spazio a una bella giornata, le strade erano semideserte e mi inerpicai su per il centro storico. Avrei dovuto procurarmi una mappa o non sarei riuscito a concludere niente. Mentre vagabondavo seguendo le indicazioni per gli uffici informazioni sbucai nella piazza del Duomo con il Municipio. La visuale di questi edifici fu una giusta ricompensa dopo una discreta salita. Fuori dal Municipio campeggiava il cartellone della mostra di Pina (Grande!), una volta infilatomi in un ufficio mi feci indicare dove fosse l’ufficio informazioni turistiche. Lo trovai subito, al banco c’erano un ragazzo e una ragazza. Lei, Chiara mi spiegò cosa ci fosse da vedere e mi indicò anche il palazzo delle Poste (Deo Gratias). Feci razzia di quante piu’ informazioni e depliants possibili e ottenni alfine una MAPPA! Il mio spirito di ex boy-scout fu appagato e potei finalmente incontrare Pina. Il palazzo delle poste era un edificio di media grandezza con dinanzi un parcheggio ricolmo di auto. Mi sedetti e ne approfittai per scrivere il diario di bordo. A un certo punto il cellulare si mise a squillare…era Pina, ed si trovava dietro di me solo che non mi aveva visto. Ci salutammo come se fossero passati solo pochi mesi dall’ultima -e unica- volta che ci eravamo incontrati. Invece erano passati sette anni. SETTE! Riapparirono nella mente i ricordi di quel viaggio da Salerno a Parma, in piedi nella carrozza d’estate con il caldo e il sovraffollamento. Poi le lettere scritte a mano prima dell’avvento delle email. Sette anni. Le feci un breve riassunto davanti a una colazione nel Bar “La Vita e’ Bella” nella piazza davanti alla chiesa di S. Francesco. Ovviamente le parlai anche e sopratutto della situazione sentimentale in cui mi ero ritrovato e di cui fatico a farmi una ragione. Vasco avrebbe detto “E io continuo a parlare di te, e chissà poi perchè“. Arezzo aveva una fragranza di arte e di camini accesi, sarà che ci hanno girato il film di Benigni o sarà l’aver incontrato una pittrice, ma sembrò che l’arte avesse voluto accompagnarmi. Pina mi espose la sua teoria e io non potei far altro che metterla tra le ipotesi che fin’ora avevo e ho collezionato. Si fece ora di pranzo, lei avrebbe dovuto assistere il nipote di 15 mesi e si sarebbe liberata nel pomeriggio, a quel punto mi congedai. A Pina dispiacque ma io le dissi di non preoccuparsi perche’ avevo visto che Arezzo non era poi cosi’ lontana e che entro le prossime 3 settimane avrei fatto ritorno. E questa era una promessa. Mentre mi avviavo alla macchina ricevetti un messaggio di Fiamma la quale mi chiese se avevo in programma di fermarmi a Valmontone così avremmo potuto conoscerci dopo anni di mail. Pensai che si poteva fare.. ma intanto un altro casello mi attendeva, ritornai insieme agli altri globuli rossi nell’arteria asfaltata, erano le 12:08 e i Tre Zozzoni su Radio Deejay avevano inaugurato il cacca day. Prossima tappa: Orvieto.
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Etruria regione Umbria

Il paesaggio dalla Toscana all’ Umbria diventò più florido di piante e colline. Giunsi al casello di Orvieto all’ ora di pranzo e lo stomaco reclamò la sua gabella. La città era distante qualche chilometro e scorsi l’insegna di un cimitero di guerra. Pensai che non ne avevo mai visto uno e se possibile mi ci sarei fermato finita la visita alla città. Orvieto si erge con le sue case a strapiombo senza balconi su un’altura che cominciai a risalire in auto. La vescica decise di firmare un accordo con lo stomaco ed entrambi cominciarono a reclamare odiosi diritti sindacali. Mi fermai in uno spiazzo a metà della salita verso la città, c’erano un Bar e una Necropoli. Entrai nel Bar e vidi le foto di panini maestosi, vestigia della migliore non-dieta mediterranea. Ne ordinai uno, allettato anche dal prezzo di 3,50 €. Ottenni il diritto al bagno e mi venero consegnate le chiavi per recarmi a firmare il contratto con Sig.ra vescica. Di nuovo nel Bar gli avventori si scambiavano pareri sulle previsioni meteo che mettevano neve, effettivamente il cielo era plumbeo ma non lasciava cadere niente su questa terra. Mi venne servito un panino ENORME con tanto di antipasto di bruschette. Era una vera opera d’arte e l’appagamento dell’occhio venne supportato da quello del palato. Chiesi alla barista il suo nome perche’ la consideravo una collega, un’artista. Conosciuto il nome chiesi a Rita se valesse la pena di visitare la necropoli e se sarebbe stato il rischio di infangarsi dato che era tutto bagnato. Lei mi spiegò che non era malaccio e che avrebbe dovuto essere a posto per camminarci - il tutto mi venne detto con l’accento che tanto viene preso in giro in televisione- . Mentre consumavo il panino gigante entrò un signore e ordinò un chinotto, poi si mise a parlare al cellulare in inglese. Sembrava che gli servisse un interprete. Mi sentii come Granpasso nella locanda del Puledro Impennato, “ecco l’hobbit che ha bisogno dei miei servigi” pensai. Ma il mio spirito mercenario non prese il sopravvento: non ero in viaggio per raccattare contratti. Salutai Rita ed eccomi nella necropoli. Aprii una porta con dentro delle persone, non c’erano biglietterie e dissi solo “Scusate, non ho capito come funziona per la necropoli” “Vai lungo il sentiero”. Ringraziai ma mentre camminavo un simpatico signore mi rincorse e disse con un sorriso, “Scusa ci abbiamo ripensato”. Insomma avevo aggirato i bigliettari, pagai il mio 1,50€ e mi venne aperto appositamente il museo con le spiegazioni degli scavi. La necropoli è sotto a una parete dove si erge la città, le tombe sono conservate in buono stato, il muschio colora tutto di verde e l’ambientazione ricorda molto una scena da Signore degli Anelli. Si udiva solo il vento e mi sentii un pò Indiana Jones nel girare da una tomba all’altra con il legno umido e le gocce che cadevano nelle pozze. Le iscrizioni in etrusco erano ancora visibili e conferirono al tutto una nota di mistero affascinante. Lasciai la necropoli e giunsi in città. La piazza al solito era deserta, pertanto decisi di fare qualche foto dalla funicolare. Nel gabbiotto stava una signora, le chiesi se sarebbe valsa la pena di fare un giro per scattare delle foto e lei mi disse di no (andando contro gli interessi dell’azienda per cui lavorava) la ringraziai di cuore e visitai i giardini pubblici. La vista dai giardini era mozzafiato, fui felice di essermi fermato in quei luoghi, trovai anche un albero in memoria di Carlo Giuliani ucciso a Genova durante il G8. Era la prima volta che vedevo qualcosa in sua memoria. Iniziai a salire direzione duomo…il freddo esterno contrastava con il caldo dei miei vestiti, ma come mi era venuto in mente di andarci a piedi! Ma ecco che apparve. Enorme. Vidi le pareti bicrome e pensai che fosse troppo grande per essere un duomo. Riconobbi l’idioma inglese e chiesi a due turisti cosa valesse la pena di vedere in citta’, loro mi consigliarono la cattedrale, “già quella basta e avanza”. E avevano ragione. La cattedrale era mozzafiato. Peccato che fosse vietato fotografare e doppio peccato che le luci fossero spente. Ma ovviamente la mia buona stella ci pensò su e qualcuno accese le luci lasciandomi basito ad ammirare tale spettacolo. Uscii, il tempo mi scivolava addosso e in serata contavo di essere a Salerno. Saccheggiai l’ ufficio informazioni dove una bella ragazza di nome Tiziana mi disse di visitare l’ Orvieto medievale o i frantoi ipogei. Uscii e lessi MUSEO. Entrai convinto di trovarvi reperti etruschi e archeologici ma feci male i calcoli, mi trovai sì in un museo, ma in uno di arte moderna. Ci trovai esposte opere a carboncino e bronzi, ma non dicendomi niente di che uscii dopo pochissimo sotto gli occhi meravigliati delle donne della biglietteria. Trovai il mueso archeologico nazionale, quello vero stavolta ed fu tutta un’altra storia. Il museo custodiva moltissimi reperti tra cui utensili vari e armature nonche’ gioielli di pregievole fattura. Il Sig. Luciano mi mostrò anche gli affreschi di due tombe che aprì appositamente per me. Che fortuna! Ringraziai i dipendenti per il loro lavoro e mi diressi verso la Orvieto medievale. La mia attenzione cadde su una torre con un orologio. Entrai per chiedere il costo del biglietto e se si potessero fare delle foto da sopra la torre. Salutai con il palmo alzato il signore presente il quale mi chiese se fosse un saluto fascista. Percepii che la mia risposta avrebbe influenzato il trattamento che mi sarebbe stato offerto. Risposi che no non si trattava assolutamente di saluto fascista ma che anzi significava che la mia mano era disarmata e che giungevo in pace. Lui mi risponde che ciò era male perche’ come diceva Eduardo “bisogna essere sempre armati contro l’ipocrisia”. Credetti che questa persona avrebbe potuto offrirmi e insegnarmi qualcosa cosi’ iniziai la salita della torre e rimandai a dopo una chiacchierata. Dopo un po’ andai in debito d’ossigeno e alla fine sbucai in cima alla torre. La vista era incredibile!! Poi partì la campana alle mie spalle e il cuore mi si fermò, confermandomi che avevo perso almeno 2 anni di vita. Scesi e notai i contrappesi che servivano per bilanciare la torre. Mi presentai al signore di prima, Angelo e parlammo sopratutto di politica. Mi telefonò Alexandro e purtroppo lo dovetti liquidare per continuare a parlare con la persona che avevo appena conosciuto. Si discusse di varie analogie con la politica americana e quella italiana e il casino che stava succedendo alla costituzione. Lui fu una sorpresa continua sopratutto per le citazioni che fu capace di elencare. La cosa che odiava di più era l’ipocrisia e fui d’accordo. La chiacchierata si protrasse ma per me venne il tempo di rimettermi in viaggio. La città avrebbe meritato almeno un giorno intero per essere visitata ma a Salerno mi attendevano. Salutai Angelo e finii con una sua foto la memoria della macchina fotografica. Feci il pieno e mi ritrovai con gli altri globuli rossi in direzione Sud. A quel punto la stanchezza cominciava a farsi sentire, il traffico diventava più intenso e verso Napoli incontrai il buio e poi la pioggia. Vicino a Nocera fui indeciso se fermarmi a salutare un attimo Zia Franca & Co. o se semplicemente avvisarli che fossi lungo l’autostrada vicino al loro palazzo e suonare il clacson una volta raggiunto quel punto. Optai per la seconda opzione, mi rispose Sofia la quale era influenzata o perlomeno ne aveva tutti i sintomi. Raggiunsi infine Salerno sotto un acquazzone tremendo. Ero stanchissimo, avevo fatto 741 Km e volevo solo farmi una doccia. Bussai a casa Manzi e c’era solo Manuela -nonostante fossero le 20…- niente avrei dovuto prendere i bagagli da solo sotto l’acqua. Portai in casa le mie fradice chiappe e comparve zia che mi accolse con gioia. Anche io ero contento di essere a Salerno dopo tanti mesi e di esserci arrivato da solo, in macchina oltretutto. Raccontai il perche’ della mia decisione di partire e la reazione dei miei. E per la seconda volta nella giornata parlai di colei che mi ha accartocciato il cuore. Arrivarono in casa anche Francesco e Nico e facemmo 4 chiacchiere mentre consumai l’abbondante pasto non senza aver prima assicurato il mondo sul mio stato di salute. Mi vennero serviti pasta, mozzarelle, pomodori, tutto squisito. Iacopo assurto a mio biografo ufficiale mi chiamò e fece conoscenza di mia zia Rosetta la quale mi consigliò di fermarmi per carnevale. Non sapevo che fare, ero dubbioso, avrei già dovuto stravolgere il mio viaggio concedendomi agli ozii dai parenti? Volevo solo farmi una doccia al momento ma non era possibile…il tecnico era venuto in giornata e la doccia sarebbe stata fruibile solo l’indomani. Decisi allora di darmi una rinfrescata a pezzi e mostrai a zia le foto della giornata. Si fecero le 23, alle 8 avrei dovuto pagare il parcheggio. Chiesi di essere svegliato alle 6, augurai buonanotte a tutti e sprofondai in un sonno pesante.
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