Wednesday, February 1, 2006

Requiescat in pacem.

Mi svegliai tardi con tutte le ragioni per farlo. Casa vuota, meteo godibile. Anche stavolta niente doccia, troppe cose da spostare. Mia nonna ritornò poco dopo che ebbi finito di sistemarmi. La portai a casa di una sua amica con cui ha creato una sorta di orecchietta connection, sono fenomenali queste donne: producono etti e etti di orecchiette. Pensai che se ci fossimo messi a venderle sulla grande rete avremmo fatto i soldi a palate… L’ amica di mia nonna e il marito furono felicissimi di rivedermi, mancavo da Statte da anni e loro mi avevano crescere a tappe, brevi momenti corrispondenti alle calate vacanziere con i miei genitori. L’ affetto genuino che mi veniva offerto in questo viaggio, parte di un viaggio più grande mi alimentava come un potentissimo carburante. E cercavo di ricambiarlo nel modo migliore. Dopo una breve sosta in quella casa ci dirigemmo al cimitero del paese dove riposano le spoglie dei miei avi da parte paterna. Il sole faceva brillare i colori sui muri e quelli della natura, la primavera stava arrivando prima in questa parte del mondo. Il contrasto tra un luogo che per definizione occidentale è triste e i colori degni di una festa mi fecero riflettere su come ci si affanni per non uscire dagli schemi comportamentali a seconda del luogo e dell’ ora. Davanti alle lapidi dei miei bisnonni venni a conoscenza di un aneddoto molto interessante: il mio trisavolo, il nonno di mia nonna era un… prete. E non solo. Ricoprì diverse cariche tra cui quella di sindaco, un Berlusconi ante litteram insomma, e costui ebbe ben 21 figli con la stessa donna. Il mio scetticismo nel confronto di queste notizie fu palese a mia nonna la quale proseguì il suo racconto fornendomi i particolari di quello che potrebbe benissimo essere un copione hollywoodiano: il mio bisnonno era stato adottato perchè il prete “libertino” dava in affidamento agli orfanotrofi i prodotti dei suoi lombi. Venuto a conoscenza di questo fatto ebbe bisogno del certificato di nascita e di battesimo e si mise alla ricerca del padre. Una volta trovato questi ammise non solo la sua paternità, ma quella di ben altri 20 pargoli e colto da “forse” amore paterno ci tenne a rivelare al mio bisnonno dove lo avrebbero sepolto. Il mio bisnonno evidentemente e giustamente schifato disse che non voleva avere più niente a che fare con lui. Per questo io ignoro dove sia sepolto e chi fosse realmente il mio trisavolo e appresi dunque che il cognome di un ramo del mio albero genealogico è “fittizio” come il cognome acquisito dal mio bisnonno e successivamente da mia nonna. Raggiunta l’ala dedicata dalla società di Mutuo Soccorso a mio nonno mi fermai con mia nonna davanti alla sua pietra tombale. Chiesi a mia nonna di lasciarmi solo per qualche minuto che l’avrei subita raggiunta. Salutai mio nonno e fu per me un momento di pronfonda commozione. Iniziai a piangere e a parlarci. Finalmente ritornavo a trovarlo nel luogo fisico e non mentale, gli palesai il mio sentire la sua mancanza e lo ringraziai per la sua presenza che sentivo in ogni momento dalla sua scomparsa e che sento ancora oggi. Nella mie orecchie la sua voce mi colse due volte, nella prima mi disse “Vedi di fare il bravo” e mentre gli spiegavo il mio dispiacere nell’ aver causato preoccupazioni ai miei cari e la mia difficoltà a riequilibrarmi in questo momento per me molto difficile a livello sentimentale sentii “Non ti preoccupare, col tempo tutto si aggiusta”. Cercai di ricompormi al meglio. Ritornato in presenza di mia nonna lei mi raccontò un pò di storie di coloro che erano stati deposti in quel luogo. La memoria di mia nonna mi stupisce ancora oggi. Dopo averla riaccompagnata a casa mi recai all’officina da mio zio per fargli esaminare l’auto. Questo era un gesto dovuto per far scendere la pressione a mio padre il quale era preoccupato per lo stato di efficienza del mio veicolo, in particolare mi dava dell’irresponsabile ad aver intrapreso un simile viaggio senza aver precedentemente “sistemato” l’automobile. Ovviamente la Yaris era in perfette condizioni, reduce da un tagliando poco più di un mese prima. Tornato a casa mi misi ad attendere la mia amica Asia che proprio quel giorno passava a Statte per pagare l’assicurazione dell’auto. La mia buona stella continuava a seguirmi, infatti in un qualsiasi altro giorno lei sarebbe stata a Bari dove lavora tutt’ora. La incontrai e ci aggiornammo sulle rispettive vite ed assolte le formalità burocratiche ci lasciammo con l’accordo di rivederci quando sarei passato per Bari. Il primo pomeriggio si faceva strada allungando le ombre delle case dal tetto piatto. Pranzai velocissimamente e mi diressi verso Alberobello, pronto a ritornarci per la terza volta dopo molti anni.
Posted by StefsTM at 12:00:29
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