Matera e una cena devastante…
Una volta ritornato sulla statale l’occhio mi ricadde sull’indicatore del carburante… Dovevo fare benzina ma nonostante continuassi a macinare Km non si vedevano stazioni di servizio. E poi apparve. Mi infilai in questo spiazzo in cui vi erano solo 4 pompe vecchie e arrugginite più una panda rossa vicino al capanno del benzinaio. Guardai dove avevo fermato la macchina… le aree accanto alle pompe non avevano l’asfalto ma lastroni di pietra… oltretutto non si manifestava nessuno, comincia a temere di essermi fermato in una stazione di servizio abbandonata. D’un tratto sbucò una vecchietta bassa vestita di rosso e senza denti che mi mise un misto di tenerezza e paura, la quale con voce vispa mi chiese: “Quanto mettiamo?” controllai a memoria i miei fondi e le dissi di mettere 10 euro di verde. L’arzilla vecchina armò la pompa e mi venne in mente che giacchè ero lì avrei potuto fare il pieno: “Accettate il Bancomat?” “Bancomat? No! Qua non ci sta manco la linea telefonica!” “Certo che siete un’oasi in mezzo al deserto!” “Ha detto bene signore: deserto, qua non ci sta niente, i giovani vanno tutti a studiare e a lavorare al Nord, nessuno pensa a noi manco la Regione”. Ringraziai e salutai l’anziana benzinara e mi diressi verso Matera peccato che la velocità non mi permise di svoltare a Tricarico (ah-ha ecco da chi ha preso il nome quel cantante) segnalata come città d’arte. A Matera mi aspettavo i famosi “Sassi” ma la città era normalissima. Parcheggiai per cercare un ufficio informazioni e mi imbattei in un gruppo di simpatici ragazzi che mi apostrofarono con “lei” e “signore” (Aaargh sono così vecchio a 23 anni appena compiuti?) e mi indirizzarono verso un’agenzia turistica cammuffata da Ufficio Informazioni. Li ringraziai e li fotografai dopo aver chiesto conferma della stazione delle FS fatta vedere alle IENE: una stazione in mezzo al nulla con tanto di binari, peccato che non fosse vicinissima alla città. All’ agenzia comprai una mappa della città a 2 € (ammazza!) e mi feci spiegare come accedere ai famigerati “sassi“. Vi era una via ma si trattava di una ZTL, una zona a traffico limitato e prendere una multa non era tra i miei programmi. Pareva però essere l’unica via e multa o non multa mi ci inoltrai. Arrivai in uno spiazzo dove mi si presentò uno scenario emozionante: un canyon! Un profondo enorme canyon correva davanti e sotto di me, e dietro le mie spalle vidi Matera con i suoi sassi. Fu la seconda locazione cinematografica che mi capitò di visitare dopo Arezzo e devo ammettere che Mel Gibson ha avuto le sue ottime ragioni per girare qui “The Passion“. Mi mossi in fretta perchè il sole stava tramontando e perchè temevo potesse spuntare un vigile urbano da un momento all’altro. Mentre fotografavo a destra e a manca mi accorsi che avevo finito la memoria della macchina fotografica. Non vi erano negozi nei dintorni, ero im un una ZTL e il sole andava tramontando. Scorsi l’insegna di un B&B (Bed and Breakfast) ma andai a bussare all’entrata di un Pub: lo Shangrilà. Mi aprì una donna che mi squadrò un momento e mi rivolse un dubbioso “Sì?” “Salve, avrei bisogno di aiuto, o meglio di un favore se possibile” “Prego entrate” Le esposi il mio problema fotografico e lei chiamò il marito, il marito acconsentì a farmi scaricare nella chiavetta USB le foto. Mi inchinai alla loro disponibilità, feci quello ciò che dovevo e fotografai il loro locale. Ringraziai il Sig. Cosimo e la Sig.ra Annamaria e raggiante per tanta cortesia mi diressi verso il belvedere. Nel mentre a Radio2 una donna che era stata bambina durante il terzo Reich e che aveva visitato il bunker di Hitler durante gli ultimi giorni mentre piovevano bombe a Berlino, esponeva il suo punto di vista su la situazione dei tedeschi durante il nazismo. Il belvedere alla fine fu degno di questo nome. C’era un’altra macchina con dentro un anziano signore che fissava il paesaggio. Un vento freddo e continuo mi spazzò, decisi che non mi sarei fermato più fino a Taranto. Lungo la strada lessi che avevo percorso 997.9 Km. Inutile. Al millesimo Km contraddicendo quanto mi ero detto qualche minuto prima mi fermai e immortalai il contachilometri. Calò la sera e decisi di non prendere l’autostrada Bari-Taranto ma di proseguire lungo le statali. Lasciai la Basilicata ed arrivai in Puglia, terra di uno dei rami della mia famiglia. Giunto a Massafra ripetei il copione del tragitto mentale memorizzato dopo anni e anni di spostamenti con i miei genitori ma un imprevisto mi costrinse a deviare. Era Martedì Grasso e il centro di Massafra era chiuso al traffico per la sfilata dei carri. Con indicazioni varie mi persi e dopo aver girato un paio di volte al di fuori del paese mi ritrovai nel buio con muretti a secco e ulivi secolari ai lati ma nessuna indicazione e impossibilitato a tornare indietro proseguii. Eera la prima volta che provavo un pò di paura per essermi perso, non avevo idea di che strada percorrere per tornare sui miei passi, non c’erano persone a cui chiedere indicazioni e non ero in grado di vedere qualcosa che avrebbe potuto orientarmi. Lo sconforto scomparve appena raggiunsi Crispiano. Che gioia! Ero vicinissimo al paese di mio nonno, ed infatti le indicazioni per Statte fecero capolino. Arrivai a Statte dalle colline anzichè dalla pianura che porta verso il mare, erano le 17:53 ed ero in tempo per la cena di quella sera. Parcheggiai vicino a casa di mia Nonna e le bussai. Mi aprì e ci abbracciamo e in quel medesimo istante la macchina davanti a casa sua se ne andò. “Nonna tienimi il posto auto che faccio il giro e parcheggio qui!” “Va bene Stefano ma fai in fretta che qua fuori fa freddo!”. Arrivai davanti a mia nonna e ingranai la retro per parcheggiare ma mia nonna non si spostava… arretrai di altri 20cm e lei rimase ferma a fissare la macchina… Pensai: “Ma vuole farsi mettere sotto?!?!” Lei si avvicinò al mio finestrino, tamburellò con un dito sul cristallo e disse “Scusi ma mio nipote…” trattenni le risate e le urlai “WEEEEEEEEE NONNAAAAAAA!”. Il soldato che era stato fino a qualche secondo prima si sciolse in risate, insomma ce la ridemmo insieme. Trasportato il necessario in casa, avrei voluto farmi una doccia ma erano le 18:10 e in 20 minuti avremmo dovuto dirigerci a cena quindi desistetti optando per una lavata a pezzi. Nonna mi informaò che ad ogni modo per fare la doccia ci sarebbero state da spostare alcune cose…Uhm… Si sarebbe ripetuta la maledizione del non poter fare una doccia da manuale? Mentre aspettavamo che venissero a prenderci Nonna mi aggiornò un pò sulla situazione del parentado in generale e io le raccontai della mia. Passarono abbondantemente le 18:30 e io feci telefonate a destra e a manca per confermare che fossi vivo. Alle 19:30 eravamo finalmente in macchina con zio e zia (auguri!) diretti verso Crispiano. Raggiungemmo un ristorante, il Villa Maria con tanto di Piscina, giardino enorme con lanterne e un freddo bastardo. Sorpresa delle sorprese al compleanno si trovavano tutti, le zie coi rispettivi mariti e i miei cugini con le rispettive compagne, insomma una botta di Culo con la C maiuscola trovarli tutti in un colpo solo. Finalmente incontrai mia nipote Arianna che non avevo mai incontrato dalla sua nascita e pensare che ha quasi 4 anni. Il marito di mia cugina, Gigi, è sempre uguale sopratutto ha quella partenopeicità che mi fa sbudellare dalle risate. Ero stanco e abbassai la guardia. Avevo dimenticato che per le grandi occasioni come questo compleanno dei 50 delle zie gemelle, il rito è un pasto ma più che altro un evento devastante per chi è abituato allo stile settentrionale. La stanchezza infatti mi aveva fatto ignorare la coppia vicino alla tastiera e al microfono. Morale della favola mi ritrovai a presenziare un pasto gargantuesco con antipasti che spaziavano dalle olive alla pancetta alle bruschette alle mozzarelle, insomma ogni ben di Dio. Poi il primo. Intermezzo danzante. Il Secondo con i contorni. Intermezzo danzante. La frutta. Intermezzo danzante. E la torta con bomboniere in omaggio per gli invitati. Mangiai di gusto ma la lunghezza di questo iter mi fu letale, uscimmo all’una di notte. Risparmiai le forze per svuotare la memoria nel Pc di mio cugino Michele e tornarmene a casa di mia nonna dove indossato il pigiama mi lasciai finalmente rapire dal sonno.
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18:43:18